Brusa Betlemme nasce come progetto condiviso, a cui hanno aderito diversi artisti non per incarico o commissione, ma per una scelta consapevole: dichiarare un pensiero, prendere posizione, riconoscersi in una stessa urgenza civile.
All’interno di questo percorso prende forma il primo progetto discografico solista di Ricky Bizzarro, cantautore del Nord-Est e storico leader della rock-band Radiofiera. L’esordio è affidato a una ballata in dialetto trevigiano che denuncia l’indifferenza con cui siamo abituati a guardare la guerra, come fosse una puntata di un unico spettacolo seriale.
Non racconto chi muore. Racconto chi smette di guardare, commenta l’autore, che in alcun modo intende scendere a patti con la retorica e la narrazione polifonica dei media.
Brusa Betlemme si inserisce nella poetica di Ricky Bizzarro come un’ulteriore tappa di un percorso coerente: attraverso i codici del rock d’autore, la scrittura restituisce l’identità culturale di un territorio come spazio di osservazione critica, capace di tenere insieme visione personale e dimensione collettiva. Il brano è firmato da Ricky Bizzarro per il testo e parte della musica, da Simone Chivilò e Massimiliano Bredariol per la restante parte musicale, in un lavoro di scrittura condivisa che riflette la natura collettiva del progetto.
La produzione artistica ed esecutiva è affidata a Simone Chivilò, in un equilibrio sonoro essenziale che lascia spazio alla parola e alla sua urgenza espressiva. Hanno contribuito alle registrazioni anche Diego Piotto e l’Art Music Studio
Hanno suonato:
• Ricky Bizzarro – voce, chitarra acustica
• Simone Chivilò – chitarre elettriche e acustiche, programmazioni
• Stewie Dal Col - cori
• Silvia Lovadina – violino
• Maurizio Camardi – duduk, sax tenore
• Gianluca Segato – lap steel guitar

Il progetto affonda le radici nella cultura veneta e nel suo dialetto, inteso non come recinto identitario ma come punto di partenza da cui osservare l’altrove. Il dialetto diventa voce collettiva, esperienza viva e popolare, veicolo di memoria e invenzione.
Nel videoclip, il testo viene tradotto simultaneamente in italiano, inglese, cinese e arabo, assumendo anche la forma di un lyric video.
Il videoclip nasce da un’idea di Ricky Bizzarro, che ha progettato e costruito il set come parte integrante del lavoro artistico. Il regista Mauro Lovisetto ha aderito al progetto condividendone il pensiero e curando le riprese, lo sviluppo e il montaggio del clip. Nel video, un presepe contemporaneo va in fiamme: uomini e donne di oggi osservano passivamente, mentre sopra la capanna, al posto della cometa, compare un aereo da guerra. L’unica statuina tradizionale è quella del Bambino Gesù, simbolo di un’innocenza destinata a bruciare. Musica, immagine e parola si tengono così insieme in un unico gesto civile, che rifiuta l’indifferenza e sceglie di esporsi,
parlando a un pubblico che va oltre i confini regionali.
In chiusura del video un significativo estratto da Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque.